Il territorio di Montefortino è un documento straordinario per leggere la storia economica della montagna picena. Un'economia silvo-pastorale persistente testimoniata dall'ampiezza dei pascoli comunali di Castel Manardo, dalla diffusa presenza delle comunanze, legate ad una fruizione comunitaria, collettiva delle risorse. Ad iniziare dal XVI Secolo avanza
l'agricoltura cerealicola. Sale dal fondo valle a piè di monte il modello del podere mezzadrile con il suo tessuto geometrico dei terreni ed i poli sparsi di casali e case. I capitali accumulati fino al '400 nelle attività mercantili e manifatturiere sono riversati nei nuovi investimenti agricoli sostenuti anche da una densità di popolazione ragguardevole. Le case-torri di cui la più antica è datata 1504 testimoniano esemplarmente
tale appoderamento precoce. Possenti nel loro andamento chiuso e verticale, che richiama le strutture difensive delle torri gentilizie urbane, le case-torri sono costituite da un piano terra adibito a stalla, da un primo piano dove risiede la famiglia colonica e da un sottotetto dove vengono allevati i colombi, indispensabili alla fertilizzazione del fondo con la produzione del concime detto, appunto, palombina. Ed è questa sezione della casa che, con la presenza di rosoni e di posatoi in cotto, destinati a facilitare l'accesso dei volatili, introduce elementi di estetico alleggerimento. Essi persisteranno, ulteriormente impreziositi, nelle bellissime colombaie del XVII e XVIII Secolo, di cui un raffinato esemplare è la casa a sviluppo orizzontale e torre centrale in contrada Ponti. Oggi l'agricoltura è specialistica, come la produzione della "mela rossa", mentre fin dal '500 è attestata nei documenti la raccolta di tartufi. |